Il tema che ho scelto per il mio percorso sulle materie da noi studiate in questi anni di Liceo Scientifico e approfondite in questo ultimo anno, é quello sul PROGRESSO con i vari collegamenti che esso comporta sia nelle materie umanistiche che in quelle scientifiche. Questo argomento mi ha molto interessato perché sono sempre stato affascinato dal progresso e da tutto ciò che è innovativo e che apporta un cambiamento rivoluzionario.

Senza tralasciare l’intera storia dell’uomo che è stata sempre caratterizzata dal progresso fin dai tempi della scoperta del fuoco e dell’invenzione della ruota e della scrittura, dobbiamo ricordare che dalla rivoluzione Industriale del ‘700 fino ai giorni nostri, il progresso scientifico e tecnico non ha conosciuto soste né rallentamenti, anzi, le nuove scoperte hanno avuto un effetto “acceleratore” su tutto lo sviluppo industriale e portato a nuove applicazioni capaci, a loro volta, di condurre l’umanità sempre più avanti sulla strada del progresso.

 

L’IDEA DI PROGRESSO: UNA CONVINZIONE COLLETTIVA

 

La cultura positivista diede enorme diffusione all’idea di progresso teorizzata esplicitamente per la prima volta dall’Illuminismo: i successi della scienza e della tecnica sembravano confermare questa convinzione, sino a farla diventare un ingrediente fondamentale del modo di pensare diffusi nell’Ottocento.

È importante sottolineare come le nuove scoperte, oltre ad avere un’enorme importanza economica, influissero profondamente anche sulla vita quotidiana e sulla mentalità. Un cittadino medio europeo o americano alla fina del secolo, poteva andare oltre oceano in sette giorni; utilizzava tram elettrici o metropolitane per attraversare in breve tempo grandi città illuminate dai lampioni elettrici; telefonava o telegrafava senza difficoltà a migliaia di chilometri di distanza; schiacciava un interruttore per avere la luce, apriva un rubinetto per avere acqua calda e fredda; non doveva più temere né peste né colera.

Il contadino della società preindustriale aveva di fronte a se un mondo statico, in cui gli eventi significativi si ripetevano secondo il ritmo delle stagioni. Il borghese, e in qualche modo anche l’operaio, di fine Ottocento viveva invece in una realtà dinamica, caratterizzata da continui mutamenti.

 

ALCUNI SEGNI DI CRISI

 

Tuttavia questa convinzione ottimistica, in apparenza così indiscutibile, mostrò ben presto il proprio carattere complesso e problematico. Era il corso storico stesso man mano che la società europea si avviava verso la prima guerra mondiale, a preparare la crisi di questa idea. L’ingiustizia sociale, che generava conflitti sempre più aspri; l’imperialismo sempre più aggressivo; il dilagare di movimenti reazionari, come il nazionalismo e il razzismo; quindi la grande catastrofe della guerra mondiale: questi furono gli elementi che avrebbero messo in crisi la fiducia un po’ ingenua nel progresso che l’Ottocento aveva coltivato.

Pochi però mostravano di accorgersene: tra il 1900 e il 1914, proprio mentre l’Europa ottocentesca precipitava verso la sua fine, si celebrava la bella epoque, ricordata poi con grande nostalgia come il tempo in cui tutto andava per il meglio.

 

LA REAZIONE AL POSITIVISMO

 

La cultura positivista, riformulava con una forza che le derivava dal progresso tecnico-scientifico, i principi del razionalismo illuminista, nella convinzione che la razionalità scientifica sia lo strumento con il quale interpretare e trasformare la realtà. Ma già alla fine del XIX secolo, e poi con sempre maggior forza nei primi decenni del nuovo secolo, si venne manifestando nella cultura europea un movimento di reazione al Positivismo che influenzò la filosofia, la letteratura, l’arte, la politica. Si rimproverò al Positivismo di esaltare in modo acritico i fatti, la realtà, la scienza, perdendo di vista altre dimensioni fondamentali dell’uomo, come l’interiorità, il vissuto, la spiritualità; di voler ridurre ogni tipo di sapere ai metodi e alle leggi delle scienze naturali, precludendosi così la possibilità di comprendere realmente la complessità del mondo e della vita; di voler togliere senso e valore a tutto ciò che non è scientifico, impoverendo così irrimediabilmente ogni ricerca artistica, filosofica, religiosa.

 

LA CRITICA DEL RAZIONALISMO POSITIVISTA

 

Filosofo come il tedesco Friedrich Nietzsche, l’italiano Benedetto Croce, il francese Henri Bergson, anche se da punti di vista molto diversi fra loro ebbero in comune un’aspra critica dell’atteggiamento positivista. In parte, questa critica nasceva dagli stessi progressi della scienza: nuove teorie scientifiche apportarono nuove conoscenze, ma nello stesso tempo smentirono teorie sino a quel punto ritenute inattaccabili: parve allora che nemmeno la scienza potesse fornire certezze assolute, punti di vista univoci dai quali guardare la realtà. Si diffuse l’idea che la verità, anche quella scientifica, dipendesse da convenzioni accettate e condivise, più che dalla capacità di descrivere e spiegare la realtà in modo oggettivo, e che essa fosse dunque non assoluta, ma relativa alle situazioni, all’epoche storiche, agli strumenti impiegati per ricercarla ed elaborarla.

In alcuni pensatori e ambienti intellettuali questa crisi della fiducia nell’esistenza di un sapere certo, oggettivo, condusse a posizioni di vero e proprio irrazionalismo, cioè alla convinzione che non solo la ragione non fosse in grado di produrre verità stabili, ma che addirittura essa andasse respinta in nome di più ricche qualità dell’uomo, quali l’intuizione, il sentimento, la fantasia, la libera creatività.

 

IL PREZZO DEL PROGRESSO

 

Negli ultimi quarant’anni sono intervenute importanti modifiche nelle tecnologie produttive: le fibre naturali sono state sostituite da quelle sintetiche, il sapone fatto con grassi naturali ha ceduto il posto ai detergenti sintetici, il legno e l’acciaio sono stati sostituiti dall’indistruttibile plastica, la gomma naturale da quella sintetica, e gli esempi potrebbero continuare. Tutto questo progresso tecnologico che è stato accompagnato da un miglioramento delle condizioni di vita (alleviamento delle più pesanti fatiche del lavoro, vittoria su numerose malattie, prolungamento della durata della vita media), ha però causato gravi fenomeni d’inquinamento.

Ogni nuova tecnologia che produce un beneficio economico viene immediatamente accettata, mentre, spesso, le azioni che proteggono l’ambiente naturale e richiedono costi, vengono giudicate antieconomiche, e quindi non adottate. In realtà, i dissesti ecologici a lungo termine comportano poi, per sanarli, dei costi ben maggiori, e non sempre è possibile riportare l’ambiente inquinato alle condizioni primitive.

Il problema è stato aggravato dal CONSUMISMO alimentato dalla grande industria che, per continuare a svilupparsi ha bisogno di un mercato sempre attivo.

Inoltre gli studi scientifici da me intrapresi fino ad oggi mi impongono di approfondire una questione molto sentita relativa: al rapporto tra scienza e morale ed ai limiti stessi della scienza che soprattutto con gli avvenimenti recenti ha subito dure critiche dall’opinione pubblica internazionale. Il rapido sviluppo della scienza ha sollevato e continua a sollevare una serie di problemi spinosi per gli strettissimi rapporti che lo legano a uno dei campi più delicati della morale. Se da una parte si é assunto nei confronti della scienza un atteggiamento più cauto sia per quanto riguarda le sue possibilità conoscitive, sia per quanto riguarda i suoi esiti pratici, dall’altra si ritiene che la scienza e la tecnica, se ben dirette possono aiutare individui e popoli a raggiungere sempre migliori condizioni di vita. Io, comunque, sono del parere che oggi, più di ieri é necessario ridimensionare la celebrazione della portata pratica della scienza, poiché essa può mettere nelle mani dell’uomo un potere gigantesco che rischia, se male usato, di annullare la vita sul nostro pianeta. Gli effetti della bomba atomica (La cui costruzione venne a costare 2,5 miliardi di dollari) ne sono un esempio. Come pure gli ultimi sviluppi raggiunti dalle scienze biomediche e soprattutto dall’ingegneria genetica, hanno riportato ed accentuato il distacco tra scienza e morale: la fecondazione artificiale, i trapianti di organi, l’eutanasia, la manipolazione dei caratteri ereditari risultati questi che hanno favorito e favoriscono in alcuni settori della cultura un vero e proprio processo alla scienza e un rifiuto scientifico tecnologico, che nelle sue punte più estremistiche costituisce l’esatto e dogmatico rovescio delle mitizzazioni del secolo scorso. Bisogna, insomma, convincersi della priorità dell’etica sulla tecnica del primato delle persone sulle cose, della superiorità dello spirito sulla materia. Con questo non significa che si deve mettere in discussione la ricerca scientifica in quanto tale, ma solo evitare che la scienza possa arrogarsi il diritto di “stravolgere” il corso dell’esistenza, o asservita al volere dei vari capi di governo, procurasse armi sempre più nocive. L’impegno degli scienziati deve essere, perciò solo quello di esplorare sempre più a fondo l'affascinate mistero dell’uomo, di sventare le minacce che , purtroppo incombono sul nostro pianeta in misura ogni giorno più grave. Gli scienziati, sono consapevoli delle dannose conseguenze dovute da un incontrollato utilizzo delle loro scoperte.
Ecco il pensiero di Einstein e di Levi Montalcini a proposito:  

“ .... Vediamo oggi delinearsi, per l’uomo di scienza, un tragico destino. Sostenuto dalle sue aspirazioni alla chiarezza e all’indipendenza esteriore, egli ha, con uno sforzo quasi sovrumano, forgiato da se stesso le armi del suo asservimento sociale e dell’annientamento della sua personalità .
Egli deve piegarsi al silenzio di chi detiene il potere politico, ed è costretto, come un soldato, ha sacrificare la propria vita, e ciò che è peggio a distruggere quella degli altri, anche se è convinto dell’assurdità di un tale sacrificio. “Egli vede con assoluta chiarezza che la situazione determinata dalla storia per cui soltanto gli stati possono disporre del potere economico e politico, e quindi anche di quello militare, deve condurre alla distruzione totale. Egli è cosciente che l’uomo può essere ancora salvato soltanto cambiando i metodi della forza bruta con un ordine giuridico soprannazionale...”

Entro mura misteriose si perfezionano con fretta febbrile i mezzi di distruzione collettiva. Se si raggiunge questo scopo, l’avvelenamento dell’atmosfera da parte della radioattività e, di conseguenza, la distruzione di qualsiasi forma di vita sulla terra, entrerebbero nel novero delle possibilità tecniche. E’ tutto concatenato, in questo sinistro svolgersi d’avvenimenti. Ogni passo si presenta come inevitabile conseguenza del precedente. Al termine del cammino, si profila sempre più distinto lo spettro della distruzione completa. Noi non possiamo cessare di ammonire ancora e sempre; non possiamo rallentare i nostri sforzi per dare coscienza alle nazioni del mondo, e soprattutto ai loro governi, dell’immagine del disastro che essi debbono esser certi di provocare se non cambieranno atteggiamento gli uni verso gli altri, e la loro maniera di concepire il futuro. Il nostro mondo è minacciato da una crisi la cui ampiezza sembra sfuggire a coloro che hanno il potere di prendere grandi decisioni per il bene e per il male. La potenza scatenata dall’atomo ha tutto cambiato, salvo il nostro modo di pensare, e noi stiamo scivolando così verso una catastrofe senza precedenti. Perché l’umanità sopravviva un nuovo modo di pensare è indispensabile. Allontanare questa minaccia è divenuto il problema più urgente del nostro tempo”. (A. Einstein)

"Le recenti scoperte in campo biologico e in particolare in quello dell'ingegneria genetica hanno suscitato preoccupazioni e timori nei non addetti ai lavori. Seppure, nella maggioranza dei casi, questi timori derivino da una disinformazione, bisogna riconoscere che oggi l'uomo ha acquisito un potere senza precedenti sulle specie viventi, inclusa la specie umana. Si è perciò imposta l'istituzione di commissioni di alta competenza scientifica, filosofica e religiosa, che pur rispettando le libertà dell'indagine scientifica controllino le modalità di applicazione delle scoperte in base al principio che non tutto quello che la scienza può fare è lecito fare".

(R. Levi Montalcini), premio Nobel, contemporanea -la Repubblica del 14 febbraio 2001

IL RUOLO SOCIALE DELLA RICERCA SCIENTIFICA: LA SITUAZIONE ATTUALE E LE PROSPETTIVE FUTURE

 

«La Scienza è un insieme di regole in attesa di falsificazione». Questa definizione di Popper del termine «scienza» è forse quella più giusta da adottare in un mondo in continua evoluzione dove il progresso tecnologico, quello scientifico, quello informatico uniti all'ingegneria biomedica e a quella genetica, lavorano insieme per migliorare e ottimizzare la nostra «sopravvivenza».  

«Il prodotto della ricerca scientifica è l'innovazione tecnologica. Essa è fortemente legata al potere politico ed economico delle nazioni, al mercato, ai consumi.» (C. Giacovazzo) «Bisogna che la tecnologia torni ad essere quello che era: uno strumento della scienza. E non si trasformi, invece, da strumento a fine.» (U. Veronesi)

In questo periodo gli Stati, in balia di crisi economiche e in cerca di vantaggi a breve termine, mettono in secondo piano la ricerca. Anche l'Italia deve riorganizzare il suo sistema di ricerca favorendo la mobilità ,e non bloccarla, se non vuole cadere nella mediocrità. Ecco l’appello lanciato dall'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici che desidera sottolineare quanto sia importante la scienza e la cultura per l’economia di una Nazione:

 

"In una prospettiva strategica su tempi lunghi, tutta la vita di un Paese, tanto quella delle sue istituzioni, quanto quella privata dei suoi cittadini, si rinvigorisce, e le sue università, scuole, imprese, professioni prosperano, solo se la scienza e la cultura svolgono la loro ineliminabile funzione trainante.

I giovani devono essere messi in condizione di attingere al patrimonio culturale nazionale e internazionale, di scambiare esperienze ai livelli più avanzati, di confrontarsi con fiducia e sicurezza con i problemi della ricerca contemporanea... ..."

"... Appare quanto mai urgente e improrogabile, ai fini della tenuta civile delle regioni meridionali d'Europa e della preparazione di una classe intellettuale di livello europeo, una vera e propria svolta di fondo a favore della cultura e della ricerca scientifica nel Sud dell'Europa, dove il lavoro creativo non ha conosciuto interruzione e un vivo senso storico ha tratto lume dalla memoria del passato per la comprensione del presente e per l'orientamento del futuro..."

    "La prosperità, lo sviluppo di un Paese, [... ...] dipendono sempre più dagli indirizzi della ricerca e da provvidenze di ampio respiro nel campo della cultura umanistica e scientifica. La vera ricchezza delle nazioni è l'intelligenza. Saper incoraggiare, coltivare, mettere a frutto l'intelligenza delle nuove generazioni sarà sempre più il fattore decisivo di progresso per i popoli.

Se è vero che la vita pubblica deve essere costantemente richiamata ai valori alti della giustizia e dell'istruzione, intendendoli come necessità da cui non si può prescindere, altrettanto vale per la cultura e la ricerca.

Una classe dirigente degna di questo nome dovrebbe sempre tener presente il monito di Erasmo da Rotterdam, per il quale promuovere la cultura è il segreto delle comunità più avvedute, la cui ricchezza non si appaga dell'oro sonante delle monete.

E' ben difficile che vi sia salvezza per una nazione se le sue forze più fresche e generose non vengono educate nella luce dell'intelligenza, del sapere, della cultura".

 

Appello ai Governi e ai Parlamenti europei per la cultura e la ricerca in Europa, a cura dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (8 giugno 1996).

 

In questo percorso ho approfondito questi argomenti partendo dall’atteggiamento che ogni singolo autore ha avuto nei confronti del progresso. 

In Latino ho scelto LUCREZIO che afferma che il progresso è limitato ed illusorio, SENECA che esalta la ricerca scientifica considerata come il mezzo con cui l'uomo può elevarsi fino alla conoscenza delle realtà divine e PLINIO il VECCHIO che sostiene che la vita dell’uomo deve essere migliorata senza che siano superati i limiti che la Natura ha fissato.

Plinio morì nel 79 d.C. a Stabia sorpreso da un’eruzione del Vesuvio detta di tipo pliniano in onore del nipote che la descrisse in due lettere a Tacito e ciò mi da la possibilità di trattare in Geografia i Fenomeni vulcanici.

Inoltre Plinio nella “Naturalis historia” parla di cosmologia, un argomento che emoziona anche MANILIO specialmente quando negli “Astronomica” svela ai lettori i misteri del cosmo.

Misteri quali quelli inerenti l’evoluzione delle stelle e il Big Bang che ora abbiamo capito più a fondo e che sono oggetto della sezione di geografia.

In Fisica tratto la struttura della materia che è fondamentale per lo studio dell’evoluzione dell’universo.

In Matematica ho individuato la storia degli studi di vari scienziati sull’introduzione del concetto di limite poiché esso richiama l’idea dell’infinità dell’universo.

In più, a proposito delle stelle ho deciso di descrivere la bandiera del Brasile sulla quale oltre ad essere raffigurate le stelle che adornavano il cielo sopra Rio de Janeiro durante la Proclamazione della Repubblica, è presente il motto positivista “Ordem e Progresso”.

Dunque in Filosofia ho scelto AUGUSTE COMTE e il Positivismo (la teoria filosofica diffusa nell’Ottocento incentrata sulla scienza e sulla tecnica) e ho inoltre approfondito la concezione progressista della storia di GEORG W. F. HEGEL e di KARL MARX.

In Inglese parlo di CHARLES DICKENS che descrive il compromesso Vittoriano della Londra ottocentesca tra la ricchezza apportata dal progresso tecnologico e la povertà della gente comune, e di ALDOUS HUXLEY  che in “Brave New World” descrive le conseguenze di un progresso incontrollato.

In Italiano dopo una breve analisi del rapporto di DANTE col progresso, illustro l’atteggiamento dei letterati italiani accostatisi al progresso e in particolare quello di GABRIELE D’ANNUNZIO che in “Maia” si fa cantore della realtà moderna e quello dei FUTURISTI che rifiutavano il passato e progettavano una totale rifondazione del mondo basata sui valori della moderna realtà industriale. Il Fascismo, in cui essi si illusero di veder realizzate le proprie idee rivoluzionarie, sarà il tema della sezione di Storia.

In Storia dell’Arte invece mi interesso di pittura e architettura futurista e nello specifico di GIACOMO BALLA, UMBERTO BOCCIONI e ANTONIO SANT’ELIA. Quest’ultimo si preoccupa di progettare una città funzionale e suo erede fu GIUSEPPE TERRAGNI, un esponente dell'architettura del razionalismo italiano, di cui ho analizzato una delle ville più significative da lui realizzate e cioè Villa Bianca a Seveso.

 

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